Dario Benedetti

Ovviamente non si può prescindere dallo studio della teoria e del "sistema musicale" in genere, ma a mio parere questo deve avvenire tramite l'analisi e la pratica di brani scelti in prevalenza dagli allievi sulla base dei propri gusti; in tal modo lo studio di una particolare scala o esercizio tecnico o nozione teorica è affrontato con lo scopo di capire ed eseguire al meglio un brano che ci appassiona.

Trovo infatti sbagliato sottoporre gli allievi alla memorizzazione sterile di un elenco di scale e arpeggi che poi non trovando applicazione immediata o non trovando riscontro nel genere musicale che più ci appassiona finiscono per essere dimenticati o semplicemente non praticati.

Dopo una prima fase in cui chi suona deve prima di tutto avere la soddisfazione di assecondare i propri gusti, sarà mio compito indirizzare gli allievi verso l'ascolto di brani che possano "allargare" gli orizzonti tecnici e teorici sullo strumento.

Mi piacerebbe creare dei "musicisti" prima ancora che dei "chitarristi".

Queste sono le linee guida del mio corso:

1) Un maestro di chitarra può dirsi soddisfatto quando ha saputo creare un bravo "autodidatta". 

2) Cerco prima di tutto di capire che tipo di musicista vuoi essere e ti dò gli strumenti per esserlo, l' 80 % del lavoro sta a te.

3) Che lo si voglia ammettere o no, suoniamo prima per chi ci ascolta che per noi stessi, quindi la prima cosa è "suonare" e non fare gli "esercizi".

4) Il virtuosismo va sempre perseguito, ma il virtuosismo non è la velocità.